L’Uomo che Amava le Donne… Cinema e Seduzione by Joffrey

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Cinema e Seduzione: un’accoppiata che non dispiace agli uomini ma fa letteralmente impazzire le donne.

Proprio il cinema insieme ai cantanti è una fonte inesauribile di Trend x la massa, creandoli a volte, più spesso facendo diventare globale quelli che erano piccoli trend in termini di luogo e persone coinvolte.

Talvolta arriva a influenzare anche l’uomo ma è nelle donne che manifesta in pieno propria potenza con tagli di capelli e look copiati pari pari da Films alla moda nel periodo.

Basta così, leggi cosa ne pensa Joffrey di Donne Bellissime, Cinema e Seduzione…

L’Uomo che amava le Donne

les femmes

«Il cinema è l’arte di far fare delle belle cose a delle belle donne»

 [François Truffaut]

Sentendosi in dovere di difendere le istituzioni del matrimonio e della famiglia, nonché il cosiddetto “amore romantico” e la coppia monogama a carattere esclusivo, anche il cinema ha sempre tentato di condizionare socialmente il suo pubblico potenziale, e comunque non manca di rappresentare una fantomatica ʺnormalitàʺ della coppia monogama, vista quale ʺnaturale evoluzioneʺ nello sviluppo delle relazioni sentimentali uomo-donna. Ed è in fondo trascurabile che taluni autori-registi, della cui ʺsinceritàʺ e degli afflati anti-conformisti è ovviamente lecito dubitare, siano talvolta riusciti a far scivolare fra le battute e le immagini dei loro film alcuni accenni trasgressivi e libertarȋ. L’ottusa e pervicace propaganda, più o meno dissimulata, tramite la quale il concetto del mitizzato ʺvero amoreʺ viene continuamente riproposto – in particolare nella cinematografia più recente, impregnata di conformismo politically correct – s’esprime, nel contesto di pellicole che ʺdovrebberoʺ narrare storie di liberi seduttori, in tre principali modi – tutti e tre egualmente ipocriti (speciosi, capziosi, surrettizi e psicologicamente ricattatorî). 

Il primo, riassumibile nella frase «non cercare il ʺvero amoreʺ: potresti trovarlo!» viene utilizzato generalmente quando il seduttore in questione è giovane (accade, per esempio, a nel Casanova di Lasse Hallström, in Hitch – lui sì che capisce le donne, Ewan McGregor in Abbasso l’amore, Neri Marcoré in Tutti pazzi per amore, Gianmarco Saurino in Che Dio ci aiuti) e la trama, sempre uguale, mostra il protagonista che a un certo punto ritorna sui suoi passi di inveterato seduttore perché ha incontrato il cosiddetto ʺvero amoreʺ.  In genere, la farsetta implica una critica sarcastica alla certezza granitica del rimanere per sempre scapoli e alle tecniche o strategie seduttive vere o presunte che il protagonista metterebbe in atto. 

Il secondo,  sintetizzato nell’ espressione «Dio lo ha punito!», si usa generalmente per un seduttore più maturo, che nel corso del film ha un incidente di percorso, solitamente un infarto o un ictus, che gli fa prendere un grande spavento e – ma guarda la combinazione! – lo fa riflettere sulle “cose importanti della vita” (cfr. Luca Zingaretti in Tutte le donne della mia vita di Simona Izzo), magari inducendolo a sposarsi; oppure lo manda nel mondo dei più senza mezzi termini (vedi il presente film di Truffaut). Esiste anche una variazione sul tema, in chiave di commedia, che mira per lo più a ridicolizzare il donnaiolo attempato (Quel giorno a Rio, Un momento di follia e tanti altri; emblematici anche i falsamente bonari Gianni e le donne Basta che funzioni, ma anche quasi tutta la fiction che si vede in televisione). 

Infine il terzo, caratteristico del cinema più recente, è il «remake politicamente corretto» (come Alfie, rifacimento della pellicola omonima del 1965 interpretata da Michael Caine). Come appare evidente, si tratta di pellicole che in realtà celano dietro a un battage ingannevole, che lancia il film gabellandolo per scandaloso o controverso, la solita moralina perbenista.

Tuttavia, occorre fare dei doverosi distinguo. Non così banale è stato François Truffaut in L’homme qui aimait les femmes (L’uomo che amava le donne, 1977), un gioiellino spesso sottovalutato. Ti ricordo la trama. Dicembre 1976. Cimitero di Saint-Lazare, Montpellier. Si sta svolgendo il funerale di Bertrand Morane (Charles Denner) (1). Il feretro è seguito da sole donne. Una di esse, Geneviève (Brigitte Fossey), la consulente di una casa editrice parigina, racconta la storia di questo seduttore attratto da tutte le donne giovani e belle che lo circondano. Vive molte liaisons, tra cui quelle con Bernadette (Sabine Glaser), con Uta (Anna Perrier) baby sitter scandinava, con una cinese (Thi Loan N’Guyen) che si esibisce in un numero al luna park, e numerose altre. Un giorno, Bertrand decide di scrivere un libro che racconti la sua vita amorosa (che lui intitola Le cavaleur, Lo stallone, ma che poi sarà reintitolato su proposta di GenevièveL’homme qui aimait les femmes).  Poco prima della pubblicazione della sua autobiografia,  l’uomo attraversa avventatamente la strada perché ha intravisto una nuova, potenziale amica, e viene investito da un’auto. Morirà all’ospedale quando, per contemplare le gambe di un’infermiera, staccherà inavvertitamente il tubicino della flebo contenente il sangue che lo teneva in vita. Terminato il lungo flashback, si torna alla scena del funerale di Bertrand, dove ciascuna delle «sue» donne si sofferma a turno sulla sua bara, lasciandovi cadere sopra una manciata di terra.

Grazie all’aiuto della sua ultima conquista, Geneviève, di Bertrand resterà la sua autobiografia, testimonianza concreta di un uomo che amava le donne… davvero.

Il film è stato girato, fra il 19 ottobre 1976 e il 5 gennaio 1977, soprattutto a Montpellier, ma anche a Béziers, nel sud-ovest della Francia (dipartimento dell’ Hérault, regione Linguadoca-Rossiglione), a Parigi e nel nord, a Lille (regione di Nord-Pas-de-Calais, al confine col Belgio). Per quel che concerne Montpellier, scelta da Truffaut anche perché, come affermava il regista, «On m’avait dit, et cela est vrai, que Montpellier était la ville de France comportant le plus grand nombre de jolies femmes au mètre carré» [Mi è stato detto, ed è vero, che Montpellier è la città francese col maggior numero di belle donne a metro quadro], vanno segnalate anzitutto la sequenza iniziale e quella finale, girate al Cimitero Saint-Lazare (nei primi fotogrammi, è presente anche un breve cammeo dello stesso Truffaut nel ruolo dell’uomo che si toglie il cappello per salutare il feretro). La strada per Béziers viene ripresa quando Bertrand la percorre per “inseguire un paio di gambe femminili” che ha intravisto. D’altronde, egli ha una vera fissazione per le gambe femminili, delle quali scrive nella sua biografia «le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia.»

Personalmente condivido abbastanza ciò che scrive Oreste De Fornari: «Dopo Adèle H.  una storia d’amore (1975), un altro monomaniaco e un’altra scommessa estetica: raccontare la carriera di un libertino senza volgarità o sensi di colpa. Come il Perdicca di Leo Pestelli, che pedinava le donne solo per paragonarle ai suoi modelli letterari, anche questo Morane è un petrarchiano moderno, un anacoreta dell’erotismo: sembra che per lui il sesso sia soltanto un supplemento tattile della contemplazione. Non c’è monotonia nei suoi successi galanti, infatti Morane ha uno stile. Infaticabile ma selettivo, non inganna sulle intenzioni, si congeda tempestivamente, subisce le sconfitte senza scomporsi, rivela con umorismo il suo lato infantile… In lui colpisce soprattutto l’aria sempre tesa, febbrile, quasi mistica, come di chi è segretamente guidato da una vocazione. Il fatto poi che le conquiste vengano rievocate al suo funerale e diventino argomento di un romanzo autobiografico, dà un’impronta quasi sacrale al catalogo amoroso […], la vertiginosa varietà delle donne come sintomo di curiosità, una dote che il letterato e il libertino hanno in comune» (2).  

Nei scritti di molti critici si evince una ricorrente sollecitudine nel precisare che il personaggio di Morane «non sarebbe» assimilabile a un seduttore. Questa negazione si basa su un noto quanto macroscopico equivoco. Si tende purtroppo, per semplice insipienza o calcolata mistificazione, a fare una grande confusione fra conquistatore, seduttore, tombeur de femmes, sciupafemmine, uomo-alfa, donnaiolo, «femminaro», playboy, rubacuori, libertino e compagnia bella; e a sovrapporre, ʺcome seʺ non vi fosse alcuna differenza, Casanova e Don Giovanni. Fino al punto che, negando che un personaggio sia un «Casanova», si è convinti d’aver implicitamente affermato  che non si tratti di un «predatore» spietato e inarrestabile, cioè di uno che insidi e poi abbandoni ingenue ed illuse fanciulle. Peccato però che Casanova non lo facesse. 

Il vero seduttore, com’era appunto Giacomo Casanova, è in realtà colui che, sebbene dedichi a ciascuna donna solo una parte del suo tempo, le fa sentire realmente amate e, anche se alla fine si eclissa, in genere lascia in loro un bel ricordo (3). 

Come scrive la psicanalista francese Lydia Flem, autrice di un eccellente saggio sul grande veneziano (4), «Casanova adorava parlare con le sue amanti […]. Con le parole lui riusciva a creare una felicità fatta di ammirazione, accettazione, riconoscimento. Chi non vorrebbe una relazione così? Una passione che si nutre di se stessa […]. E le sue amanti non erano affatto “ingenue ed illuse donzelle”, ma piuttosto donne emancipate e autonome, sessualmente molto libere, del tutto consapevoli di ciò che desideravano da lui: l’ascolto e il piacere, un piacere che per Giacomo era soprattutto condivisione, e mai egocentrica appropriazione.» Dunque, pecca perlomeno di superficialità chi puntalizza che Morane «non è un playboy né un dongiovanni, per i quali la seduzione è un gioco, ma piuttosto è come coloro per cui sedurre è una passione, un’idea fissa, un occupazione seria di tutto il loro tempo» o che «la sua non è seduzione.»  Evidentemente queste persone hanno un’idea confusa, ricavata da pessime letture o da scadenti programmi televisivi (5), di quel che significhi veramente la parola Seduzione o essere un seduttore. 

Perché, in effetti, Morane è proprio un seduttore, magari un po’  «sui generis» (8)  ma indubbiamente lo è. I dialoghi del film di Truffaut non sono come quelli che potresti ascoltare in un dozzinale e moralistico filmetto fintamente trasgressivo dove lo sceneggiatore si è affannato per tentare di dimostrare allo spettatore medio l’inefficacia delle strategie seduttive del protagonista. Le osservazioni che fa Morane mentre scrive la sua autobiografia sono piccole perle assiomatiche, talvolta evidenti, talora da «leggere fra le righe», che colpiscono nel segno, facendoci sobbalzare sulla poltrona per quanto sono sagge e verificabili (6).

In conclusione, un film davvero paradigmatico, che un vero seduttore non può non aver visto e che dunque ti raccomando caldamente.

Joffrey per FireOfMan.com

les femmes

Note

1. Doppiato, nell’edizione italiana oggi più facilmente rintracciabile, da Guido De Salvi (noto attore-doppiatore, morto nel 2002).

2. Oreste De Fornari, I film di François Truffaut, Gremese Editore, Roma 1986, pp. 100-101.

3. La canzone L’uomo che amava le donne (presentata al Festival di Sanremo nel 2010) di Nina Zilli è liberamente ispirata all’omonimo film di Truffaut. Ricorda la cantante: «L’idea era quella di trasporre in note il film omonimo, pellicola che mi piace tantissimo. Una sera la passavano in tv, io ho preso la chitarra e in dieci minuti, di getto, prendendo spunto anche dai dialoghi, ho scritto la canzone. Poi mi sono immaginata di essere negli anni cinquanta e di dover arrangiare il brano per l’orchestra della RAI di quel periodo, quella, per intenderci, guidata da un certo signor Morricone […]. La canzone prova a parlare di una tipologia precisa di uomo, non il donnaiolo classico di passaggio, ma quello che anche per quei pochi momenti che ti dedica prima di passare oltre, ti fa sentire veramente amata. È quello al quale non riesci nemmeno a dare dello stronzo, perché anche se a un certo punto è sparito, ti ha lasciano comunque un ricordo bellissimo. È una categoria che non viene mai citata, a favore di tutte le altre, magari meno interessanti

4. Lydia Flem, Casanova, l‘uomo che amava le donne, davvero, Fazi, Roma 2006.

5. Oltre che da tutti questi sedicenti “corsi di seduzione” che con la Seduzione vera hanno ben poco a che fare e che è possibile persino trovare sotto forma di video, suddivisi in varie puntate, su Youtube!

6. Pare che, per tratteggiare la personalità di Bertrand Morane, Truffaut si sia parzialmente ispirato ad alcuni suoi amici intellettuali, reali e comprovati «tombeurs de femmes», come Henri-Pierre Roché e Jacques Audiberti.

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