Look: stabilire il giusto prezzo dei jeans

Come non farsi fregare più di 400 dollari dal marketing truffa

I famosi jeans Levis modello 501 per le passate generazioni, non erano semplicemente un paio di pantaloni, in fondo esistevano anche altre marche(Roy Roger, Fiorucci, Americanino, ecc.), erano un modello culturale, un identificazione che trascendeva età e sovente classi sociali.

Prima che arrivassero i millenium e ancor prima della personalizzazione di massa di Nike e company, quando volevi un paio di jeans la scelta era non limitata, che sarebbe già democratico, ma unica:
potevi scegliere solo la grandezza, perché i negozianti compravano sempre e solo i modelli con gamba più lunga in modo di poterli vendere ad un pubblico più vasto, non importa di quale altezza…

Quindi ti compravi questi jeans giusti in vita(o in pancia per i pochi rarissimi cicciotti dell’epoca), ma lunghissimi ben oltre il piede che dovevi far immediatamente tagliare i 50 cm in più, se non volevi farci venticinque risvolti(2cm*25=50).
Dopodiché avevi un paio di jeans nuovi, pesanti un quintale e tinta blu unita, talmente scuri che sembravano neri, anzi i primi jeans dovevi pure lavarli da soli la prima volta perché sovente perdevano del colore con il primo lavaggio ed alcune volte restringevano o allargavano secondo l’estro del momento.

Purtroppo avere un paio di jeans nuovi in tinta unita scura, soprattutto nell’adolescenza, era considerato da super sfigati, quindi dovevi in qualche modo scolorarli e se possibile strapparli nei punti giusti, cosa che accadeva solo dopo anni di costante indossarli.
Ecco nascere quindi i mercatini dell’usato con jeans già scoloriti e strappati nei punti giusti:
costavano pure molto meno, al contrario di oggi che più sono finiti e più te li fanno pagare!

Ora l’ultima moda americana sono dei jeans fangosi (mud jeans) in modo da replicare alla perfezione lo stile di chi ogni giorno si guadagna da vivere nei cantieri edili pieni di pozzanghere, oppure il modello sempre verde del tagliaboschi montano, che c’ha notevolmente ammorbato le palle con le camicie di flanella a quadrettoni che ogni hipster che si rispetti deve avere almeno in numero pari alla dozzina.

Tanto per scherzare questi jeans fangosi costano ben 425 dollari, che seppur con i prezzi americani non sono certo pochi, non so purtroppo e vorrei davvero scoprirlo(sono due giorni che non ci dormo…) se il fango è vero e quindi con il sole si secca e si stacca, oppure “l’effetto fango” venga replicato con sapiente gioco di colore, un po come il finto marmo nelle facciate dei palazzi o chiese per risparmiare sui materiali.

Prima con i jeans, poi gli scarponcini della Timberland, poi le camicie, periodicamente meno la gente si sporca le mani e di conseguenza i vestiti, più cerca di prendere a modello vestiti della generazione che le mani se le sporcava davvero, logicamente con materiali più morbidi, più comodi, piacevoli al tatto e soprattutto con prezzi decuplicati rispetto agli originali comprati dalla classe fu lavoratrice, che certo non li sceglieva per moda.

Qualcuno forse pensa che dotarsi di abiti tipici delle passate generazioni cazzute automaticamente faccia crescere il proprio testosterone e di conseguenza la mascolinità di chi si ricopre di questi simboli ex-proletari.

Non è così!

Molti di questi look che qualcuno crede da macho, sono stati lanciati proprio dalle comunità gay, vedere jeans della Diesel ed altri che avevano come tratto distintivo che facevano il culo più bello…

Non voglio commentare e passo al prezzo:

quanto vanno pagati questi jeans?

quanto contano nel nostro look quotidiano i jeans?

Esistono dei jeans davvero speciali, belli che funzionano attraendo le donne che c’interessano?

Esistono, certo che ci sono, ma quasi mai sono i più costosi e pubblicizzati.

Tutto questo è pure logico, se bastasse spendere di più per essere dei superfighi sarebbe troppo facile, in molti continuano a pensarlo timbrandosi con vari acronimi delle marche più famose riuscendo solo ad essere ridicoli, non certo fighi ed attraenti.

La marca nei jeans ormai vale quasi zero!

Sono ben altre le cose che contano, in primis come vi veste, ricordate The Fit:
se non avete tredicianni, non siete cresciuti in qualche sobborgo di Detroit e non siete neri evitate di portare pantaloni con cavallo al ginocchio di tre taglkie superiori alla vostra!

Se sono fighi(LO SONO? E DA QUANDO?) nei telefilms americani, in Europa e soprattutto al cospetto di una donna maggiorenne con almeno un neurone funzionante, fanno cagare non poco.

Compratevi la taglia giusta una cintura maschia ed il gioco è fatto; ah così non si vede la scritta Calvin Klein dei vostri boxer…
I boxer li potete indossare anche in testa che non cambia molto, avranno pressapoco lo stesso nullo effetto attraente sulle migliori donne.

Come sempre ho divagato e mi sono perso, se la marca conta quasi zero, la giusta misura come sempre è il minimo da rispettare, allora cosa conta?

Tessuto, altezza della vita, tasche, bottoni, finiture varie e come accennato sopra grandezze del culo e del vostro pacco.

Passati i bei tempi anni novanta o ottanta forse, in cui ci si metteva un pacco di cotone, ora devi strizzarti i coglioni in questi jeans che proprio il posto per i nostri beniamini non c’è:
impossibile avere un erezione in questi pantaloni, alcuni ginecologi li ritengono anche causa dell’aumento dell’infertilità maschile.

Comunque se fino ai vent’anni e leggermente oltre con fisico asciutto vanno pure bene, se ne avete 40 e passa e soprattutto un po’ di pancia, scordatevi per sempre di indossare pantaloni a vita bassa da 13 enne brufoloso.

La mia tastiera mi ricorda che sono logorroico ed ancora non vi ho detto quanto spendere in pratica per paio di jeans:
dipende da quanti soldi avete, ma 100 euro sono già tanti e meno spendete meglio è, difficilmente i più belli ed attraenti per le donne sono quelli con il prezzo più alto.
Tanto per fare un esempio i miei tre paia più fighi in assoluto li ho pagati 15/45 ed il paio più costoso ben ottanta euro.

Ne ho comprati di costosi nel periodo in cui ero ancora più stupido di adesso arrivando a spendere fino e sopra i 200 euro(mio minuto di vergogna, anzi facciamo cinque) e dopo le classiche due tre volte appena presi, sono ammuffiti per anni in una scatola, fino a quando finalmente mi sono deciso a darli alle onlus che le raccolgono(sarà vero? speriamo!).

Ricordo che la roba figa lo è solitamente per molti anni indipendentemente da quanto ci costa, al contrario del capo alla moda che oltre a costare solitamente un botto di soldi, ha una durata temporale in cui si può indossare senza essere out, inversamente proporzionale al suo prezzo.

Sergio
sergio@fireofman.com

P.S.
la k di “taglkie” è un refuso, ma ho voluto lasciarlo mentre editavo, perché solitamente i bimbominchia di quell’età amano molto mettere le k in ogni posto possibile, quindi ho cercato di adeguarmi al loro sublime stile

Lascia un commento