Quale storia mi sto raccontando, ma sarà poi vera?

Ogni Storia che ti racconti ha il potere di decidere il tuo modo di comportarti nelle varie situazioni.

Ho sempre avuto buona resistenza, mi piace dormire, ma posso benissimo stare un paio di giorni senza dormire e fare cose normali vizi e stravizi per un paio di giorni lasciando a tempo da decidere il riposo.

Questo credevo, o almeno mi raccontavo:
sono superiore agli altri in quanto a resistenza, ad esempio viaggiando.

Dopo un intero giorno passato negli aeroporti arrivavo di notte diciamo alle 23, ero capacissimo di uscire e rientrare a mattina.

Qualche anno fa ho scoperto che la storia era vera, era stata vera per un lungo periodo, io continuavo a crederci fermamente, ma non era più la realtà:

uscivo si, ma le mie energie se fisiche c’erano, non vi erano quelle mentali, quindi difficoltà a fare qualcosa non dico di utile, ma anche solo di sensato.

La storia era vera:

la raccontavo mentalmente a me stesso,

la raccontavo a parole agli altri quando se ne presentava l’occasione,

era vera, fino al giorno che non lo è stata più!

C’è chi crede di essere un genio in matematica, fino a che non scopre che all’università non solo non è un genio, ma non entro nemmeno nella classifica di quelli più portati…

Infine c’è chi crede di essere introverso timido, non portato per parlare in pubblico o con una bella ragazza tranquillamente, solo perché in passato ha avuto esperienze negative in situazioni simili.

I vari tipi di Storia:

Le storie che arrivano a noi, che il nostro cervello ha modo di ascoltare e quindi ne delimitano il suo comportamento, sono principalmente di tre tipi.

  1. quelle che ci vengono dette,

  2. le storie che ci diciamo da soli,

  3. e quelle che decidiamo che non ci stanno bene e quindi decidiamo di cambiare!

 

Storie del primo tipo:

sono le storie universali, quelle che ognuno ripete senza mai metterle in dubbio:

se vai male a scuola non farai mai niente nella vita:

anche per fare lo spazzino, ci vuole il diploma oggigiorno!

Il bello è che non è mai stata vera, è solo per fare il dipendente o aprire uno studio professionale in settori regolati che devi avere diploma, laurea, certificati, master e cassate varie.

Se lavori per te, se fai l’imprenditore, puoi fare miliardi anche senza saper leggere e scrivere(i numeri però è bene conoscerli).

Mentre te stai facendoti il culo per prendere una laurea, uno Steve Jobs qualsiasi smette, crea Apple, fa i soldi e le lauree glie le regalano una al mese, senza contare quelle che rifiutava…

Con i videogiochi non andrai da nessuna parte, studia che diventi un caprone!

C’è chi ha avuto l’idea di riprendersi mentre gioca ed è diventato famoso in tutto il mondo monetizzando la popolarità a suon di milioni di dollari:

quindi chi è il caprone, lui o il disoccupato laureato che è costretto al call center a 500 euro mese?

Ma si studia per se, mica per gli altri dirà qualcuno.

Non diciamo eresie, si studia per se dopo, da grandi, quei pochi che sono strani:

università e superiori si fanno per sperare di trovare un lavoro decente che non odiamo troppo e ci faccia guadagnare due soldi utili a vivere il sogno capitalistico(altra storia che pochi mettono in dubbio).

Le storie del primo tipo sono insidiose perché l’intero mondo intorno a noi le ripete a pappagallo senza mai domandarsi se sono vere, lo sono sempre o lo saranno in futuro.

Volete qualche altro esempio di storie della tipologia Number One:

  • la casa è il miglior investimento, non puoi perderci
  • le donne belle vanno solo con chi ha i soldi
  • la tua famiglia è povera, devi essere contento con un lavoro medio, ricco non lo diventerai mai…
  • pagare il mutuo è sempre meglio che stare in affitto
  • l’introverso è un timidone
  • ecc. ecc.

Quando tutti ripetono continuamente la stessa cosa diventa come vera, inoltre pensarla in modo diverso ci rende come fuori fase:

sappiamo che andare controcorrente è più difficile, tanto quante sono le persone che vanno in direzione opposta alla nostra; essere seduttori lupi solitari è dura!

 

Le Storie del secondo Tipo:

Le prime sono dure da confutare, da mettere in dubbio, però vengono da fuori, un po’ di pensiero critico a volte si può trovare il tempo e la voglia di usarlo per capire meglio.

Il problema con la seconda tipologia è che per metterle in dubbio dovremmo mettere in discussione noi stessi.

Si, proprio così, ce le raccontiamo da soli, quindi perché e come metterle in dubbio?

Io sono introverso…

Mi sento più portato per i lavori senza numeri

Non troverò mai una donna strafica ed intelligente

Io non valgo abbastanza…

Sono fatto così, prendere o lasciare…

Fermati un attimo, pensa rifletti, ogni volta che ti autodefinisci fatti tre domande:

  1. è sempre stata vera?
  2. Al momento attuale è sempre vera?
  3. Lo sarà anche in futuro?

Le storie del secondo tipo derivano spesso da storie del primo che a forza di sentirle abbiamo assorbito ed ora non serve nemmeno più che ci vengano dette dagli altri:

lo facciamo ogni giorno noi da soli!

Ogni tanto le esperienze della vita ci dicono chiaramente che sono solo favolette quelle a cui stiamo credendo:

molti pur di non rompere l’immagine che hanno di se stessi e quindi dover cambiare o buttare le storie credute fino a quel momento, preferiscono considerarla un’eccezione.

Qualcosa talmente fuori dalla norma da non prendere nemmeno in considerazione.

In pratica funzionano come dei canovacci, dei copioni che non seguiamo proprio alla lettera, ma che danno la direzione generale della nostra vita:

ecco perché sovente risulta più facile cambiare di colpo, annullando di botto la storia, che modificando un passo alla volta e quindi dare il tempo alla cosa eccezionale di essere integrata nella storia dominante.

Fortuna che esistono anche delle persone che decidono di trasformare le storie del primo o del secondo tipo, in una terza possibilità.

Le Storie del terzo tipo:

Sono le storie che abbiamo deciso di cambiare perché non sono vere, non lo sono mai state, oppure lo sono diventate.

ecco allora che la frase:

Io sono un introverso, io non sono il tipo da approcciare una strafiga per strada

diventa:

ora magari non sono capace, ma non per introversione od altre cassate, quanto perché non l’ho mai fatto, pensando che non ero il tipo:

provo, riprovo, provo di nuovo, fino a che non divento bravo e quindi posso approcciare una donna Top Level ovunque.

Non sono diventato estroverso per questo, ho solo imparato una nuova abilità!

Se il primo ed il secondo tipo ci limitano, chiudendo sulla nostra faccia una marea di nuove possibilità, il terzo tipo ci apre al mondo, tutto diventa possibile se lo vogliamo davvero.

Questo risveglio, questo svegliarsi ed uscire dal programma come fa Keanu Revees, il protagonista di Matrix può essere attivato da varie cose che ci accadono:

oppure con un’analisi critica di ciò che definisce il nostro sistema di credenze, in pratica autoanalisi o meditazione a stati molto avanzati di consapevolezza.

 

Il punto debole dell’Introverso sulle storie.

Il primo tipo ha effetto su di lui, in fondo è una cosa a livello universale dire tutti quanti le stesse cose indipendentemente dal fatto se sono sempre vere oppure no.

Hanno effetto, ma non troppo, sa di essere diverso dalla massa, di avere un modo di pensare diverso, talvolta pure unico, quindi alcuni Introversi mettono in discussione anche dei principi base.

Quello per cui non ha davvero anticorpi, che gli risulta difficile da rimuovere, cambiare, sostituire, sono le storie del secondo tipo:

vivendo in un mondo più a misura degli estroversi che suo, è costretto a scegliere alcune situazioni importanti, tipo lavoro spesso limitanti, pur di non dovere soffrire costantemente.

Succede allora che inizia a dirsi che lui è introverso e quello non lo fa, che parla poco anche con le persone conosciute, figuriamoci con una sconosciuta anche se strafiga.

Si racconta una marea di storie che con l’essere introverso non c’azzeccano proprio niente, fanno solo parte dello stereotipo comune nell’immaginario della massa.

Il problema è che se le racconta da solo:

quindi ci crede incondizionatamente.

Va compreso che preferire di lavorare in un ambiente non rumoroso, con interruzioni continue o il voler uscire con un amico massimo due, non vuol dire che dobbiamo comprare l’intero pacchetto:

siamo introversi ma possiamo rimorchiare, possiamo avere alte abilità sociali, come possiamo parlare con sconosciuti/e tranquillamente, basta volerlo.

Basta smettere di raccontarsi storie che non rispecchiano più la realtà, noi le possiamo cambiare quando vogliamo.

Pensiamo un attimo, quali sono le storie, i copioni non scritti che non mettiamo mai in discussione, che diamo per scontati come veri:

vediamo quali sono, e se sono utili le possiamo pure lasciare, le altre, quelle che ci mettono sbarre, catene davanti alle strade che potremmo percorrere, vanno eliminate senza pietà.

Sergio

sergio@fireofman.com

 

 

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