Albachiava e Tu non me la Dai, mai. Ce l’hai nuova che cazzo te ne fai…

Albachiava* e tu non me la dai mai, degli Squallor è la canzone perfetta da dedicare alla stronza che te la fa annusare da mesi, ma sesso in due niente:

  • tu da solo che ti masturbi con le sue foto,
  • lei che si sollazza con l’intera squadra di hockey su ghiaccio, comprese le riserve…

Negli ultimi mesi ho fatto un paio di post sulla musica della seduzione, oggi voglio parlare di un livello superiore, un gruppo che comprendeva viveva e soffriva le tematiche sociali elevate di cui parlava nelle loro canzoni.

La musica cosiddetta impegnata si divide tra un prima ed un dopo di loro:

Gli Squallor!

Pur non scalando le classifiche mondiale sono ricordati per le profonde verità che esprimevano con le loro canzoni dove si mescolano denuncia sociale, guerra dei sessi, uso del pisello, la sua lunghezza grandezza, le donne che non la vogliono dare e continue locuzioni dialettali apotropaiche**; ma va bene se proprio non la smollano anche una ‘Pompa’, titolo di un altro loro Album uscito nel 1977 influenzato decisamente dalle opere di Kant, oppure dalla auto-somministrazione ripetuta di acido lisergico.

Ascoltiamo Albachiava cantata dagli Squallor nei primi anni ”90 e ditemi se non è molto meglio della versione per adolescenti pruriginosi/e  del Vasco nazional popolare sopravvissuto*** a se stesso.

 

Il coro femminile che canta ‘e tu non me la dai mai’ come se fosse un concerto è un colpo di genio, uno fra i tanti che gli Squallor hanno avuto lungo la loro favolosa carriera, ricordiamoci che hanno iniziato nel 1969-70.

 

Albachiava, struttura canzone:

La lirica è una ”non così semplice” rima alternata, ma i componenti del gruppo erano gente con i controcoglioni, vediamo quindi una tipica strofa con simbolismo ermeneutico ed esoterico di non facile decodificazione, visto il continuo richiamare l’originale archetipo più profondo dell’essere uomo:

Albachiava e tu non sai cos’è, c’è una fava che aspetta solo te…

Chi erano questi Squallor che con una singola frase così bene descrivono le emozioni segrete e profonde dell’uomo quando il tema dell’attesa, dei coglioni che gonfiano e del dover rimandare il fare sesso lo pervade completamente:

 

Daniele Pace

Giancarlo Bigazzi, Totò Savio e Elio Gariboldi fondò il gruppo degli Squallor, che divenne inaspettatamente un fenomeno di culto, e che ottenne anche

 

Giancarlo Bigazzi

discografico, compositore e paroliere italiano. È stato uno dei più noti autori e parolieri della canzone italiana.

Totò Savio

discografico italiano. È stato inoltre uno dei componenti e fondatori degli Squallor. Ha firmato alcuni dei più grandi successi discografici della musica leggera

Alfredo Cerruti

contemporaneamente alla sua carriera di autore e produttore, crea la band insieme ai parolieri Giancarlo Bigazzi e Daniele Pace, al musicista Totò Savio.

Gigi Sabani

come ospite in tre brani nell’ultimo disco di inediti del gruppo, dal titolo Cambiamento.
Gianni Boncompagni parteciperà agli ultimi album del gruppo sostituendo alla voce Daniele Pace purtroppo operato alle corde vocali..

e tu non me la dai

 Frase che risuona familiare nella testa di ogni neolaureato in zerbinologia pratica con successivo Master riconosciuto equivalente in autista pagatore non trombante a corta, media e lunga distanza tramite appositi apparecchi tecnologici predisposti e certificati:
telefono, chat, sms, WApp, Viber, Line, Facebook, ma anche auto, moto, scooter, bicicletta, monopattino, skate, snowboard ecc. ecc.
Risulta prevedibile il fatto che lo zerbante(colui che zerba) seppur pensando frequentemente queste cose, mai oserebbe dire a lei la frase incriminata:

”e tu non me la dai mai”

A volte in un impeto di palle gonfie da scoppiare prova a fare battutine stupide a doppio senso per esprimere questo fatto, ma è sufficiente uno sguardo di lei per farlo ritornare al suo ruolo di zerbinante, cioè colui che zerbina.

Oltre al tema dell’attesa, gli Squallor fanno in questo brano una disamina profonda dell’inevitabilità di certi accadimenti, della caducità e fallibilità dell’essere umano.

Sartre è la principale musa ispiratrice del prossimo verso, “l’inferno è l’altro“, di quanto dalla vita in giù i fatti siano totalmente al di fuori del nostro controllo, una vera e propria analisi precisa ma impietosa dell’impotente condizione umana:

Tuo padre fuori bussa, tu resti nel tuo sogno e lui si caga addosso…

 

Albachiava* canzone originaria di questi estratti densi di significati metafisici è presente nell’ultimo dei loro album ”Cambia Mento” uscito nel 1994 con formazione già rimaneggiata da un po’, per altri impegni professionali e soprattutto da un’operazione subita alle corde vocali dal cantante degli Squallor.

Con una svolta decisa e all’unisono, verrà archiviato il capitolo Sartre e gli squallidi  scoprono le discipline orientali, il concetto di Karma, Samsara e soprattutto una compassione profonda conclude la canzone prima dei dialoghi parlati, in netto contrasto con la condizione solitaria dell’essere umano anche nel mezzo ai suoi simili:

…e piangi nella notte, ma dei tuoi turbamenti a noi che ce ne fotte…

Frase ermeneutica degna di un Buddha in carriera.

Ancora più denso di significati è il periodo seguente, espressione onesta e per questo rarissima del vero sentimento che prova lo zerbino:

Abbracciati si faceva il coro e ce l’avevo duro che non si piegava”.

Quale zerbino, quale straccio, imitazione di uomo senza dignità non si riconosce nella frase sopra:

lei che lo abbraccia, gli da i due bacetti sulla guancia sette volte al giorno, gli racconta che il suo bastardo di uomo se la sbatte come e quando gli pare come fosse una troia e lui…

Lui, lo zerba ha un’erezione fulminea ogni qual volta la distanza con lei scende sotto i 50 cm, mentre con i bacetti ricevuti spesso riesce ad eiacularsi nei boxer bianchi con gli elefantini rossi in pochi nanosecondi.

Lasciamo l’analisi filologica di Albachiava e la sua origine etimologica e vediamo altri capolavori del gruppo a cui anche Umberto Eco chiedeva consiglio quando nel dubbio su come si scriveva qualche parola o più spesso su dove trovare qualcheduna che chiavava(pagando s’intende).

Squallor: Vacca.

Una sola parola che nasconde un mondo di significati:

Vacca, cow nel testo, affronta il tema della morte, del disagio esistenziale insostenibile che assale l’uomo moderno quando non scopa a sufficienza.

Continuando non si può dimenticare la canzone che per prima ha reso possibile il dialogo tra i sessi senza fraintendimenti di nessun tipo:

Berta

Il brano è presente nell’album ”Pompa” con impercettibile sdoppiamento di significato:

sarà una pompa da auto o da dietro il cespuglio ai giardini pubblici?

Berta raggiunge livelli di lirismo e realismo con influenze simil cilindriche, normalmente dominio esclusivo dei grandi pittori, scultori e poeti del passato.

Vediamo solo qualche frase chiave:

  • Berta ti amavo, ma scendi giù che ti spacco il culo brutta troia…
  • C’ ho un toro nelle mutande, vieni giù, che scalpita per te…
  • Voglio vederti qui tra le mie braccia pelose…
  • Berta, Berta vacca di quella troia…
  • Sono quindici anni che non me la dai…
  • Tieni una supposta invece do o’cazz.

La prima frase affronta uno dei temi esistenziali più controversi del XX e XXI secolo:

la fine dell’amore e di come i due ex partner possono sublimare il tutto ricorrendo a soluzioni mediche inedite a cui nemmeno Sigmund Freud aveva pensato.

Profilassi e profilattici all’avanguardia, unite a terapie d’urto come lo spaccaculo, metodologia praticata ormai in tutto il mondo anche a livello preventivo, sia in ambienti laici che con maggior rigore scientifico in quelli religiosi.

Notare la grazia della metafora nella seconda frase:

Il toro simbolo di forza, di testosterone, già presente e venerato nel periodo classico ellenistico e l’immagine visiva potente del suo scalpitare:

non riesce a stare fermo, è pronto all’azione, vuole, deve, può confrontarsi dialetticamente con l’altro tema visto poco sopra, cioè la vacca.

Sergio’s
sergio@fireofman.com
P.S.
Gli Squallor non poterono diffondere il loro grido di dolore ”e tu non me la dai mai” quanto avrebbero voluto e meritato,  dato che furono ostracizzati a lungo per via delle loro avanzate rivoluzionarie idee su consumismo e capitalismo.
Il manifesto programmatico di questa rivoluzione delle coscienze che continua ad infiammare una parte del Sud Italia è contenuto nella canzone USA for Italy, vediamolo subito:
appena puoi mandaci danari, perché senza danari su cazzi amari…”

Introversi Esclusivi

Sicuro? Meglio pochi ma buoni!

solo qualche secondo...

La tua avventura è iniziata!

 

Albachiava*  by Squallor 1994 album ”Pompa”

 

Tu che respiri piano, dentro l’ascensore
Con le scarpe in mano, per non far rumore
E l’alba ti somiglia, mentre ti addormenti
E la città si sveglia

Con tutti i tuoi pensieri scritti sul diario
Coi giorni bianchi e neri qui sul calendario
E un poster che sorride, come in quel concerto
Dove si cantava… a… a…

Albachiava, e pure alla tua età… eh…
Alba prova cos’è la libertà
Passerà la tua generazione, e tu ingenua cambierai santone,
finché un giorno in una compilation
piangerai pensando a quando si cantava… eh…

Albachiava, e tu non me la dai… no…
Ce l’hai nuova, che cazzo te ne fai?

Se qualche volta in bagno segui le tue dita
E il corpo ti disegni come una matita
Tuo padre fuori bussa, tu resti nel tuo sogno
E lui si caga addosso… oh…

La sera ti addormenti con le tue cassette
Ne hai già comprate venti, non ci hai capito niente
E piangi nella notte, ma dei tuoi turbamenti
A noi che ce ne fotte… e… e…

Albachiava, e tu non sai cos’è
C’è una fava che aspetta solo te
Allo stadio c’era Vasco Bossi, quel cantante coi capelli grassi,
abbracciati si faceva il coro
e ce l’avevo duro che non si piegava…

Albachiava, e tu non me la dai… oh
Ce l’hai nuova, che cazzo te ne fai?

(inizia dialogo tra Vasco Bossi ed il suo agente)

– Guarda quanta gente…centomila persone tutte per meee…
– Eh, non t’illudere, quarantamila omaggi…
– Centomila, abbiamo guadagnato…
– …Trentamila tra carabinieri, finanzieri…
– …Abbiamo fatto… quanto abbiamo fatto?
– Vieni, vieni, attento al gradino… vieni che sei un po’ insagnato…
– Quanto abbiamo guadagnato stasera?
– Niente, niente, tut… tutto gratis…
– Cinquantamila bigliet… centomila persone…
– No, no… non t’illudere, non t’illudere…
– Ciao, pubblico!
– Sì, non c’è più nessuno…sei rimasto solo. Chi saluti? Andiamo al Matriciano.
– Dammi qualche soldo pr tutto…
– No, dopo, dopo, dopo…
– Dammi qualcosa… poi gua…
– Che devi comprare?
– La cena…
– Sì…oh… Tira la porta, tira, tira…
– Ciao pubblico!
– Tira la porta, tira…
– Ciao pubblico!
– Ancora? Non c’è nessuno. Andiamo… E’ rimasto un vigile urbano, andiamo…
– Ciao vigile!
– Dai, basta…
– …E in quella compilation…
– Andiamo!…
– Ragaz…
– Fatti le an…
– Ciao!…
– Fatti le analisi domani mattina
– Centomila tutti per noi…
– ‘Diamo… E stai lavorando troppo… Fatti un check-up…
– C’ho fame!…
– Fatti un check-up… fatte fottere, jammucenne.
– Ciao pubblico!
– Ahhh… non c’è nessuno! ‘Diamo… andiamo… andiamo… andiamo. Piglia il gorilla (Ahr! Ahr! Ahr! Ah!) Gorilla…

 

Apotropaiche** = oggetto, atto gesto, parole la cui funzione è cancellare o diminuire gli influssi maligni, nel parlare normale odierno viene usato la parola “scaramantiche” anche se meno precisa e corretta.

Sopravvissuto*** = brutto vedere le persone sopravvivere a se stesse, soprattutto quando il buon gusto di fermarsi per mancanza di idee non viene messo in pratica.

 

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