Social Skills per Introversi: il Carisma.

La struttura del nostro parlare ci fa percepire carismatici

Lo so aspettavi la seconda puntata di come sviluppare questi benedetti social skills partendo da zero ed io faccio un salto quantico parlando addirittura di come dispensare un discorso con del carisma dentro.
Ho ormai assodato che riesco a forzarmi a fare veramente poche cose, lo scrivere i post non è tra quelle… infatti il post che avevo iniziato parlava di altro, ma non c’era inspirazione, non riuscivo ad andare avanti, quando improvvisamente la mia mente ha dipanato davanti a me l’intero articolo che state leggendo, quindi come oppormi a tutto ciò.
Come sappiamo il Carisma può essere basato su forti convinzioni personali,

sulla certezza di essere nel giusto e/o agire per il bene comune o altri progetti importanti, lavorativi personali o sociali che essi siano.
Ma quello di cui mi interesso e scrivo oggi è come trasmettere queste importanti e fondamentali convinzioni nel discorso tu per tu o tu x 1000.
Il carisma nel parlare si basa ed è trasmesso tramite tre concetti fondamentali, oggi parleremo in particolare del primo, cioè la struttura del discorso.
Ora prima di entrare nei dettagli va ricordato che non importa se la platea è composta da una sola donna o da 1000 persone e pure paganti, la struttura è la stessa e va quindi usata percependo e capendo come reagisce alle nostre parole l’ascoltatore/i.
Se per curiosità andate ad analizzare i discorsi di figure storiche super-fanta-mega-iper carismatiche troverete sempre acuni di questi elementi, a volte anche tutti insieme conteporaneamente, ma vediamoli meglio:

  1. Liste ed elenchi
  2. Ripetizioni di concetti
  3. Contrasti, più sono forti meglio è.
  4. Metafore spesso inventate per l’occasione
  5. Storie, non importa se vere o false, ma sempre  almeno verosimili.
  6. Tante domande retoriche.

Fortuna vuole che voi che mi leggete non avete una natura estroversa, altrimenti dovevo anche spiegare il significato di alcune parole usate nei sei punti evidenziati… ma tra noi introversi non vedo il bisogno di fare ciò, quindi passo subito a illustrare come i leader le utilizzano e come rendere anche la nostra conversazione più interessante, facendoci risaltare come persone carismatiche.
Partiamo dal punto N°5 essendo senza dubbio il più incisivo nel normale vivere quotidiano, cioè il parlare a quattrocchi:
le Storie i Racconti sono l’anima della conversazione, fateci caso e vedrete che tutti i grandi comunicatori fino a quel vostro amico estroverso superpopolare hanno sempre qualche storia strana o divertente da raccontare.
Ma io non sono capace e se non mi è successo niente di simpatico?
Non ci credo, Impossibile, i fatti non sono divertenti o avvincenti in se, le storie non sono simpatiche da sole, ma nel modo in cui le guardiamo analizziamo e le presentiamo poi alle altre persone.
Ricordare che raccontando storie diverse si possono creare nell’altro sentimenti di vario tipo e di minore/maggiore effetto, mai sottovalutare il potere della parola.
Alcuni tra i comici più famosi al mondo stanno ore o giorni a limare una sola battuta, a testarla in differenti ambienti, con persone diverse e provano, cambiano, togliendo o aggiungendo una sola parola può cambiare completamente il risultato.
Ma se lo fanno loro per lavoro perchè non farlo anche noi in piccolo?
Prova la prossima volta che racconti qualsiasi cosa a notare le parole che usi, le reazioni di chi ti ascolta e poi prova la seconda volta a cambiare qualcosa, usare una parola in più, in meno o diversa, piccole differenze producono grandi cambiamenti nei risultati e poi memorizza qualche storia che hai visto funzionare più volte ed usala all’occorenza in base alle differenti situazioni.
Con il tempo avrai un arsenale di storie più o meno lunghe divertenti o commoventi da usare se ti trovi per caso a corto di argomenti con la più bella del gruppo; lo so la spontaneità è meglio, ma stare zitti e lei che va via, fidati è molto peggio.
Poi come ho scritto in un altro post i naturali non esistono, si sono solo esercitati talmente tanto che sembrano andare d’istinto, bene un giorno tramite questo semplice trucco sarai in grado di farlo anche tu, gli altri penseranno che sei un Natural.
Ma torniamo ai sei elementi sopra e vediamo proprio il primo punto, cioè liste ed elenchi; creano aspettativa quando annunciati
e sono facili da memorizzare, prendete ad esempio questo discorso:
…Vi darò solo tre punti importanti:
1) Non mi sono arreso prima
2) non mi arrendo ora
3) non mi arrenderò mai…
Al momento che sentiamo dire tre punti si crea in noi attesa di sentirli, saperli, in più sono facili da ricordare e da trasportare all’interno, farli nostri come averli pensati noi stessi, invece che ascoltato qualcun altro esprimerli.
La Ripetizione di concetti usando le stesse esatte parole, oppure cambiandone il contesto ma non il significato, è un altro modo potentissimo di entrare nella testa di chi ascolta e lasciare memorizzata una traccia, un ricordo.
Come avrete sicuramente notato, l’esempio fatto per le liste aveva all’interno anche tale metodo ripetendo per ben tre volte lo stesso principio base, cioè il non arrendersi.
Chi ascolta magari non ricorderà le parole precise, ma il fatto che mai demordiamo se lo è memorizzato in modo indelebile.
Poi ci sono i contrasti, le differenze, cosa meglio di questo per dare un senso di appartenenza alla platea, fargli capire che siamo come loro.
Quindi vediamo un esempio di questo:
<< …loro cedono, si fanno plasmare, mutano, lo chiamano adattarsi, ma noi sappiamo bene cosa è; loro lo fanno, ma noi no, noi siamo diversi, noi non alziamo la bandiera bianca, ci battiamo il capo anche da soli fino a che le linee non si sfondano, siamo introversi e non c’arrendiamo!>>…
Scusate ma non ho resistito, un gioco di parole fra le qualità intro/estro mi è diventato impossibile da resistere.
Notare il loro sono cosi mentre noi siamo e l’uso ripetuto del noi, in ambito politico viene usato tantissimo soprattutto in modo cattivo, dispregiativo, attribuendo una caratteristica chiara e negativa al nemico e tante positive diverse a noi, quelli buoni, quelli che vinceranno.
Ma ancora una volta i vari metodi si sovrappongono, viene ripetuto ancora che non c’arrendiamo, anche in modi diversi, cioè non alzando bandiera bianca, in più viene fatto delle liste di cose positive/negative per noi/loro.
Rimangono due, di cui le domande retoriche sono comunissime, oppure anche il farsi domande e dare risposte scontate ed accentuate solo per ribadire ancora una volta il messaggio da far passare, l’emozione da creare o da far memorizzare.
<< Siamo forse gente che si arrende alla prima difficolta? Certo che no, non c’arrendiamo ne ora ne mai!>>
Ormai siete in grado di capire da soli i vari meccanismi spiegati fino ad ora.
Rimangono a questo punto solo le metafore, che danno colore e poesia al discorso, lo rendono volendo più personale, più grande, piccolo o come volete voi, potete giocarci all’infinito:
come il baco che tenta di rompere il bozzolo e fatica si strugge perchè non riesce, ma con tenacia e determinazione alla fine un bel giorno vede uno spiraglio di luce che insegue allargandolo fino a passarvi, uscendo dalla sua prigione non più come baco, come verme relegato alla terra, ma come farfalla che si libera maestosa e fiera nell’aria; allo stesso modo noi introversi prima impacciati, non c’arrenderemo e dopo
prove anche dure parleremo con, e scoperemo con le donne di livello più alto.
Sergio

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