Introversi ed il rimorchio: La bicicletta e il pozzo…

Le prove della vita ci fanno più forti, anche quando sbattiamo nei muri

Ero piccolo ed avevo la mia amatissima bicicletta dal nome di donna, come usava alcuni anni fa:
Cinzia, Gabriella… fin da piccoli imparavamo a montare qualcosa dal nome di donna, ma c’era un grosso ostacolo alle mie monte…
Le rotine, dette anche ruotine o ruote laterali, utili per non far cascare i bambini quando stanno imparando.
Mio fratello me le alzava un po’ per farmi provare ed andavo tranquillo, ma proprio sembrava più forte di me, come osavo alzarle troppo o addirittura toglierle, immancabilmente dopo pochi metri cadevo.
Fortuna, si fa per dire, che provavo su strade sterrate e quindi al posto dell’asfalto erano sassi, polvere e brecciolino vario i materiali designati a spellare prima e colorare di rosso poi le mie dolci ginocchia nonché i miei gomiti.
Inutile ricordare che ai bambini si davano solo ed esclusivamente pantaloncini corti, anche a meno 5 gradi, la pelle come tutti sanno ricresce facilmente, il tessuto dei pantaloni purtroppo no.
Questo modo caritatevole di ragionare era diffuso ampiamente tra le famiglie prima degli anni ’90, ma in casa mia era un vero e proprio dogma, i pantaloni lunghi erano riservati, quando lo erano, solo per messe e pranzo con i parenti.

Avere un fratello più grande che sa già fare tutto e sembra fico e super ganzo in praticamente tutte le cose, dove io vista la giovanissima età ero super imbranato, è fonte di notevole frustrazione, ma anche un enorme motivatore a migliorare il più velocemente possibile, per non essere deriso tutti i santi giorni dell’anno…

Quindi prendo la mia bici dal nome di donna, smonto le rotine e mi piazzo in cima alla salita:
di fronte a me dieci metri di discesa libera da ostacoli poi un pozzo alla cui destra vi era la strada purtroppo chiusa dall’auto di famiglia parcheggiata, mentre alla sua sinistra un passaggio molto stretto di circa un metro tra il pozzo ed il muro e dopo un paio di metri curva a 90 gradi con muro in mattoni di fronte se tante volte non riuscivo a curvare.

Inutile dire le volte che mi sono schiantato nel pozzo o drusciando nel muro per non colpire il pozzo riuscivo comunque a cadere e sbucciare dolorosamente le mie ginocchia(ma tanto la pelle cresce di nuovo, cosa importa…); non solo, nella caduta di sovente partiva una ruota, piegavo lo sterzo e così via, ma non mi arrendevo, rimontavo e sistemavo il tutto tornavo in cima alla salita e giù di nuovo; sangue o non sangue.
Finmalmente un bel giorno riesco a passare indenne lo stretto passaggio delimitato dal muro ed il pozzo e tale fu la mia contentezza che nemmeno sentii il dolore che sarebbe sopraggiunto di lì a poco quando logicamente non sono riuscito a curvare e mi sono schiantato nel muro.
Nonostante il muro come del resto quercioni secolari o castagni centenari siano roba tosta da sbatterci contro, la mia gioa era e rimase immensa, avevo finalmente passato dopo giorni e tante prove il primo difficile ostacolo.

Nel giro di poco tempo lo stretto passaggio non era più un problema e riuscivo a girare anche la curva seguente senza grandi difficoltà, anzi giravo e tornavo indietro pedalando contento e facevo il percorso al contrario:
avevo imparato ad andare in bicicletta (senza le umilianti rotine)

Come sappiamo andare in bicicletta è un’abilità che una volta imparata è impossibile da dimenticare, addirittura appena riesco a ritrovare l’articolo metto il link, nelle fasi avanzate di certe malattie degenerative mentali, i pazienti non sono in grado di camminare normalmente, ma messi sopra una bici la guidano e vanno in giro senza alcun problema; appena scesi ricompaiono i problemi motori gravi propri della malattia.

Bene, rimorchiare, le abilità sociali in genere fino alla seduzione nel suo complesso può essere paragonata all’imparare ad andare in bicicletta.

Quando vediamo una donna che ci piace, che vorremmo approcciare è come essere in cima alla salita con la bici e sapere che per conoscerla non serve altro che lanciarsi giù per la discesa, ma quanti timidi, quanti introversi trovano il coraggio di farlo?
Molti rimangono li a sognare, a pensare e non fare niente per anni, la paura di farsi male li blocca spesso anche per sempre:
bisogna saltare in sella e partire, non c’è altro modo per riuscire.

Certo lo sappiamo, difficilmente se non per caso, le prime volte riusciremo a centrare lo stretto passaggio che porta ad un rimorchio riuscito, spesso sbatteremo sonoramente e dolorosamente nel pozzo, oppure esagereremo nell’altro senso e drusceremo nel muro cadendo ugualmente.
Lei se ne andrà e avremo lasciato nessuna o cattiva impressione, sono gli incerti del mestiere; imparare costa fatica e dolore; in questo caso psicologico e non fisico, ma forse per questo a chi introverso brucia ancora più forte.

Però se non abbandoniamo e continuiamo a lanciarci a rimorchiare, a tentare di conoscere nuove donne, pian piano diventerà facile ed automatico riuscire ad avere una conversazione con lei, prendere magari anche facilmente il numero, fino a che non arriva la curva e non riusciamo a girare sbattendo come ho fatto io varie volte nel secondo muro.

Il secondo muro è nel conoscere, nell’approcciare donne che ci piacciono, il passare da scambiare quattro parole neutre ed inoffensive che ogni persona educata concede quasi a tutti, al livello più alto del rimorchio:
lasciare un’impronta emotiva, creare attrazione con la nostra presenza ed il nostro parlare in modo che in lei nasca il desiderio di rivederci, di approfondire la nostra conoscenza(si spera anche sessualmente…).

Una volta imparata è un’abilità che rimane con noi per sempre, anche se non utilizzata per lunghi periodi, certo ci possiamo arrugginire un po’ se ci fidanziamo e non la pratichiamo per tre, cinque o anche dieci anni, ma non la dimenticheremo mai totalmenete; all’occorrenza, qundo ci servirà di nuovo, un giro o due di prova e ci sembrerà di non avere mai smesso.

Non c’è altro da dire, lo so le prime volte sono dure e dolorose, ma la ricompensa è alta e rimane con noi per sempre, il gioco vale la candela, va fatto il prima possibile, già troppo tempo è stato da molti di noi sprecato inutilmente, è ora di recuperare ed iniziare a conoscere ed approcciare le donne che ci piacciono e ci stimolano davvero, donne del nostro stesso alto livello.

Sergio
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