Histoire de ma vie. Giacomo Casanova

memoires de J. Casanova de Seinglat ecrit par lui meme suivis de fragments des memoires du Prince de Ligne

Oggi se wordpress non m’inganna sto per pubblicare l’articolo numero 100 (cento) quindi quale migliore occasione che parlare di un tema a me particolarmente caro, come lo è la figura del grande Giacomo Casanova Cavaliere De Seingalt; titolo completamente inventato, ma non per questo meno vero e che c’illustra fin da subito il suo immenso genio:
“L’alfabeto appartiene a tutti e chiunque è padrone di servirsene per creare una parola e farsene il proprio nome.“
Così scriveva l’amato in tutti i sensi Giacomo quando si forgiò tale nome per essere a suo agio in una società classista dove senza tre nomi e tre titoli non potevi neanche avvicinarti alla porta (salvo tanti, ma tanti soldi cash che ti avrebbero fatto sposare o acquistare i titoli nobiliari mancanti).
Se qualcuno tra voi si è preso il piacere di leggere la monumentale opera, che al contrario di “Guerra e pace” (circa un terzo di lunghezza) più adatto ad un pubblico femminile che ama e predilige leggere storie di amore-famiglie ed intrighi vari, come ci dimostrano la popolarità odierna delle soap opera, è particolarmente adatto per un pubblico maschile, anche poco avvezzo alla lettura.
Certo ai lettori più pigri sembrerà che alcune pagine se le poteva pure risparmiare, mentre  alcune descrizioni gli saranno lunghe da vedere la fine, ma anche ai meno avvezzi ai libri l’Histoire risulta sempre avvincente e fa immedesimare il lettore nelle sue vicende, d’altra parte chi non vorrebbe una vita così avventurosa e dedicata in pieno alla Seduzione.

Giacomo Casanova che ha sempre voluto e tentato di presentarsi al mondo come scrittore, filosofo letterato, un uomo colto capace di produrre una varietà di opere che spaziano da matematiche, storiche, traduzioni fino a pre-fantascentifiche come lo è l’Icosameron, per ironia passa alla storia con l’unico capolavoro che sia mai riuscito a fare e che non voleva pubblicare:
la sua irripetibile vita.

Ho il piacere di possedere la prima edizione completa(si fa per dire) in italiano del 1924/6, 26 volumi di qualche centinaio di pagine l’uno, per un totale di 3500 pagine ed un milione e duecentomila parole; sembra però che il manoscritto originale comprato dalla Libreria Nazionale Francese per 7 milioni di euro conterebbe ben 3700 pagine, quindi duecento mancano all’appello(qualcuno dice sono incluse nelle ultime edizioni, ma non ne ho, quindi non garantisco).
Ho pagato i ventisei volumi quanto una buona edizione completa moderna, certamente però fa tutta un’altra figura e le vecchie pagine di carta ingiallita dal tempo aiutano ad andare con la mente ad un irripetibile momento storico e ad un unico interprete dell’ingegno italico applicato alla Seduzione.

Non c’è molto da dire che non trovate su Wikipedia o sui tanti siti ed articoli a lui dedicati, se non il fatto di quanto lui amasse le donne davvero, di quanto fosse l’incarnazione del vero Uomo che non deruba le donne, ma con la sua presenza le lascia più contente e più ricche dentro di quanto lo fossero state prima di averlo incontrato.

La grande differenza che molti non comprendono è la totale antitesi tra Casanova, personaggio vero e reale e Dongiovanni, figura letteraria a cui si dice abbia contribuito in parte anche Casanova nell’idearlo; uno, cioè Dongiovanni depreda le donne, le colleziona, le numera come un cacciatore conta le prede abbattute per vantarsene con gli amici, niente gli importa dei sentimenti di loro o di come potrebbero rimanere dopo che lui le ha abbattute e sbattute, lui se ne sbatte(sembra uno scioglilingua…).
Giacomo è diverso, lui sente, si emoziona, vive ogni donna nella sua unicità ed autenticità e cerca sempre che la separazione sia indolore, cerca e spesso riesce ad arricchire la donna, vuole il meglio per lei, a volte anche se a lui costa molto; cosa dire, è il ritratto di un vero uomo, un Seduttore con la S maiuscola.

Ma qui caro Sergio in questo sito parli spesso d’introversione e di cose ad esso collegato, non mi sembra proprio Casanova l’esempio classico del ragazzino timido ed introverso che non sta bene in società:
Non possiamo saperlo, se non dai pensieri espressi nelle sue opere, deduco però avendo letto(e riletto più volte) le Memorie che appartenesse alla categoria degli introversi in origine.

Crescendo aveva però sviluppato tremende abilità sociali che gli derivavano dalle sue frequentazioni, dalla sua enorme cultura e dalla sua voglia di appartenere alla classe nobiliare che per diritto di nascita gli era escluso(figlio di attori, ma probabilmente il vero padre era l’ultra-super-mega-nobile Michele Grimani che più volte lo aiutò in vita).
Da piccolo debole e malato, a nove anni inizia a studiare e a dodici è all’università fino ai 17 dove forse si laurea in diritto, poi inizia a viaggiare prima in Oriente poi torna a Venezia dove tra le varie cose che fa per vivere, suona il violino nel teatro di San Samuele, quindi quando sento qualcuno definirlo dilettante mi piange il cuore:

era un Uomo con la passione nel cuore e l’abilità nelle mani e nel cervello!

Verrà arrestato una prima volta (in realtà quasi una vacanza riposante nel Forte di S. Andrea) e poi una seconda al temuto carcere dei Piombi, da cui farà una fuga memorabile su cui scriverà anche un piccolo libro che è forse l’unica opera di un certo successo avuta in vita, del resto come poteva non esserlo, è una prima anticipazione della sua autobiografia.

Quella che sembrava la sua più grande sfortuna, l’essere arrestato, sarà invece con il giorno della sua fuga, la data di inizio di un’esistenza unica ed irripetibile che gli farà incontrare quasi tutti i più grandi regnanti ed uomini del tempo, nonc é in modo certamente più intimo le donne di quell’epoca che stava volgendo al tramonto; solo per citarne alcuni:
Re Federico II detto il grande di Germania, Caterina II Imperatrice della Russia, Il papa Clemente XIII, re Luigi XV, Cagliostro, Voltaire, Forse Mozart, ovunque andava riusciva in poco tempo ad entrare e a farsi accettare ai massimi livelli che la società del tempo potesse avere, non riusciva normalmente a restare a lungo, sia per una scarsezza di mezzi finanziari che spesso lo affliggeva, dilapidando i soldi per spese pazze, sia per un irrequietezza di fondo o forse perchè chi ha troppo successo con le donne è sempre visto con odio e rancore, soprattutto da chi invece perde anni dietro ad una e poi se la vede soffiare via in un momento da lui, quindi vuole vederlo partire il prima possibile; di solito agirà anche perchè questo accada il prima possibile, l’invidia è una brutta bestia.

A Parigi imparerà immediatamente il francese che era come l’inglese odierno, obbligatorio da conoscere per parlare con tutti quelli con cui merita; non solo in tale musicale lingua, che io adoro anche se non la conosco perfettamente, scriverà anche le sue memorie, in modo che siano conosciute da un pubblico più vasto possibile.
Sempre a Parigi introduce insieme ad un matematico italiano il gioco del lotto con cui risanare in parte le finanze disastrate dello stato, questo gli procurerà una marea di soldi facili e continui, ma lui logicamente invece che vivere tranquillamente di rendita, vende la sua parte e se la sputtana in imprese improbabili per cui non era portato:
tipo mettere su una fabbrica di tessuti dove far lavorare guarda caso tante donne…

Non voglio raccontarvi il libro(o la sua vita che è uguale), sarebbe impossibile, spero vi prenda la voglia di leggerlo, è un opera unica, un inno alla vita in tutte le sue forme; in un epoca in cui era inconcepibile per uno snob (sine nobilitate, cioè senza nobiltà) rivolgere anche solo la parola alla classe dominante, lui si scopava non una ma decine di principesse, marchese, duchesse e chi più ne ha, più ne metta, parlando da pari con le persone che facevano la storia, papi, re, imperatori, musicisti, filosofi.
Con Voltaire che adorava dato che riconosceva come simile, cioè una persona dotata di cervello passerà tre giorni, ma il terzo il filosofo a cui piaceva ugualmente essere il più ganzo del gruppo, prenderà in giro in modo abbastanza pesante Giacomo Casanova.
Male, molto male, il permaloso Giacomo se la legherà al dito e scriverà peste e corna di lui; solo in tarda età riconoscerà come tutti i grandi uomini fanno, che si era lasciato guidare dall’ego ed il suo giudizio era basato sull’offesa personale e non sui meriti indubbi di Voltaire che riconosceva come una delle grandi menti che l’umanità ha potuto produrre.

Sicuramente conosceva Daponte il librettista del Dongiovanni di Mozart e probabilmente anche lo stesso musicista, mentre la sua presenza alla prima dell’opera a cui forse lui ha dato inspirazione, avendo trovato versioni del libretto di Daponte tra le carte di Casanova, è incerta.
Questo poco importa, il mito è ormai creato, ed uno è fittizio ed irreale, l’altro è vivo vegeto ed immortale perché amava la vita e le donne in ogni sua forma, queste le sue parole:
Chi non ama la vita, non la merita.
Come non essere d’accordo, come non essere affascinati da questo Uomo unico che incarna al meglio,(a volte anche al peggio) lo spirito di colui che non riconosce le barriere ed i pregiudizi comuni e con una sola spallata li abbatte senza problemi.

Per la maggior parte oggi è tutto un fiorire di uomini e donne rancorose, pieni/e di odio verso l’ex obbiettivo delle loro attenzioni, Casanova al contrario ogni volta che incontrava una passata ex era una festa, veniva accolto con gioia e spesso anche aiutato economicamente, la gratitudine che queste donne avevano per lui era smisurata ed eterna, lui aveva donato il meglio di se senza chiedere nulla in cambio, senza nulla prendere, senza condizioni, donando tutto se stesso, come potevano queste donne non amarlo?
Aveva reso la loro vita piena e degna di essere vissuta; solo a poche donne fortunate accade di incontrare un Uomo così, le più si devono accontentare di brutte copie venute male.

Certo che non era uno stinco di santo, ci mancherebbe altro, sai che palle!
Non aspettatevi il coglione con l’ideale dell’amore romantico con Beatrice, Silvia o altre a cui vengono dedicate tante belle poesie ma poco pisello, Giacomo voleva la sostanza e per ottenere il suo scopo non sempre si faceva troppi scrupoli:
Chi ha deciso di fare qualcosa, e non pensa ad altro, supera tutti gli ostacoli.
queste alcune sue parole, ed ancora afferma nelle memorie:
Ingannare uno sciocco è un titolo di merito e un dovere per ogni uomo intelligente
Quindi se occorre bara al gioco, s’inventa mago ed indovino(ora lo chiameremo mentalista, ne parlerò presto…), paga i genitori per scoparsi la figlia(cosa comune all’epoca, non scandalizzatevi) e tante altre belle e meno belle azioni che hanno in comune un unico denominatore:
sono vivo e voglio vivere al massimo, le donne sono la parte centrale della vita, come rinunciarvi?
Così come amava le donne amava mangiare intere tavolate di arrosto, così bere numerose bottiglie di sciampagna ordinato apposta dalla Francia ancora prima di recarvisi, figuriamoci dopo; ma ancora amava il teatro, che bello vestirsi strafighi per l’opera, non era il più ricco, ma sempre quello vestito più figo(vi ricorda qualcosa del look?) e poi parlare di tutto, di tutto ed ancora di più, arte in cui eccelleva e per chiudere scrivere, lo scrivere che c’ha permesso di conoscerlo.
Tutto quello che è essere vivo era in lui e sicuramente contagiava chi gli stava vicino, per questo si aprivano per lui porte che rimanevano chiuse per quasi tutti i plebei.

Molti deridono gli ultimi anni che lo vedono bibliotecario a Dux, presso il castello del conte di Waldstein in Boemia, ma noi dobbiamo essergliene grati che abbia avuto questi anni per pensare, ricordare e infine scrivere la sua vita a nostro beneficio; del resto all’epoca i dentisti erano macellai, la chirurgia estetica non esisteva ed il viagra ancora non lo avevano inventato, difficile fare il seduttore a 70 anni, soprattutto senza soldi come ancora una volta era rimasto lui.
Va ricordato anche che in vita si era fatto vari duelli, preso la sifilide non ricordo se due o tre volte(malattia all’epoca spesso mortale), e non voglio neanche pensare a malattie sessuali più leggere come candida e simili, perchè quasi sicuramente poteva scriverci sopra un enciclopedia medica con i campioni presi dai suoi genitali…
Nota curiosa, in alcune delle sue pagine racconta che mentre si appresta a fare sesso con la fanciulla, lui gli dice di non aver paura di rimanere incinta, perchè aveva appena acquisito questa interessante novità:
un preservativo fatto con budello(mi sembra di agnello) con un nodo all’estremità; chissà se lo buttava dopo una volta o lo lavava e poi usava nuovamente.
La sua decadenza non è Dux in Boemia, ma Charpillon, la puttanella inglese la cui arpia di madre riesce a deriderlo e prenderlo per il lungo naso per molto tempo, qui è il suo punto più basso, questo il Casanova al suo massimo e brillante splendore non lo avrebbe mai permesso; donare senza ricevere è da stupidi e lui si accorge qui che lo potrebbe diventare; ma lo stesso da vero Uomo, non si vergogna ad ammetterlo e a dircelo che ha sbagliato:
“Languire dietro una bella insensibile o capricciosa è da idioti. La felicità non dev’essere né troppo comoda né troppo difficile.”
Fortunatamente per lui e per noi, capisce, si riprende e la sua stella tornerà a splendere ancora per vari anni, prima di ritirarsi a scrivere in Boemia.

Quindi Giacomo Casanova scrittore, avventuriero, mago, poeta, indovino, mentalista, filosofo, matematico, giurista, teologo, alchimista, agente segreto, violinista, stella che brilla in società, ma in fondo un uomo che ha cercato di vivere la sua vita pienamente confidando nei suoi mezzi soprattutto mentali che gli permettevano di creare relazioni, amori ed amicizie che sono l’unica cosa di valore che possiamo davvero accumulare in questa vita.
Un uomo moderno che non aveva paura di rivleare al mondo anche le sue pagine meno belle, i suoi errori, le sue sconfitte e cazzate che ognuno di noi fa e che molti soprattutto oggi, tendono a nascondere dietro una facciata di perfezione; ingenui che non sanno che sono gli sbagli ciò che davvero ci fa crescere e ci rende migliori.

Onore al grande Giacomo Casanova nato a Venezia il 2 Aprile 1727,
morto A Dux in Boemia il 4 Giugno 1798

Ecco cosa diceva un anno circa prima di morire:
All’età di settantadue anni, nel 1797, quando posso dire “vixi” benché viva ancora, mi sarebbe difficile trovarmi uno svago più piacevole… Nel rammentare i piaceri da me provati, li rinnovo, ne godo di nuovo, e rido delle fatiche sopportate che non sento più. Particella dell’universo, parlo all’aria… So di aver vissuto perché ho avuto delle sensazioni.

Per chiudere ricordo che le due città dell amore, meta di viaggi mielosi e melensi di centinaia, migliaia, ma più facilmente milioni d’innamorati di ogni età censo e nazione sono Venezia e Parigi, una sua patria di nascita ed una sua città d’adozione, entrambe rese immortali vive e seducenti dalla sua opera e vita:
chissà se senza L’Histoire sarebbero ugualmente dedicate all’amore?

Sergio con ammirazione sconfinata per il grande Giacomo Casanova Cavaliere de Seingalt

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