Donne di alto Livello: Mileva Maric

Non la conosce nessuno, se non per il fatto di essere stata la prima moglie di Einstein

Il mio combattere la femminilizzazione della società sia con i miei scritti che con le mie azioni quotidiane, non è un astio contro le donne, anzi è un volergli talmente bene che mi dispiace, di più, mi piange il cuore a vedere molte di loro emulare i peggiori comportamenti degli uomini.

Allo stesso tempo schiere di maschiopentiti tentano di trasformarsi in donne con il pisello, imitando loro comportamenti e vergognandosi del fatto di essere uomini:

che tristezza infinita!

Abbiamo già parlato di alcuni grandi Uomini del passato che per vita od indole sentiamo vicini a noi, quindi ci siamo occupati di Casanova, Ovidio e Carlo Monni, oggi però voglio parlare di una donna  semisconosciuta, ma che ha contribuito forse in maniera determinante alla nostra percezione e comprensione dell’universo:

Mileva Maric.

Di origine serba e incredibile ma vero tutt’altro che bella, data la sua provenienza da un paese la Serbia che ha un tasso di bellezza altissimo, aveva in compenso una straordinaria mente brillante, allo stesso tempo rivoluzionaria e rigorosa scientificamente.

Albert Einstein si è preso tutto il merito della scoperta della teoria della relatività, ma documenti e carteggi ritrovati suggeriscono che sia stato come minimo un lavoro a quattro mani.

Ringrazia e da merito al suo amico Ingegner Michele Besso, ma non una parola sulla persona che più lo ha aiutato a definire e finire le sue(?) teorie:  Mileva Maric.

Nei racconti di chi l’aveva conosciuta viene descritta come timida ed introversa, quasi restia alla società, ma questo non le impedì di essere tra le prime donne a frequentare il Politecnico di Zurigo e prima assoluta nell’essere ammessa al dipartimento di Fisica.

Le lettere ritrovate chiariscono in modo (quasi)assoluto che le varie teorie erano un lavoro congiunto e non esclusivo merito del caro Alberto(non so perché mi viene in mente Lupo Alberto…).

Lo stesso Einstein scriveva alla moglie tra il 1900 ed il 1901:

“Anch’io sono molto contento dei nostri lavori. Adesso devi proseguire la tua ricerca…”

Probabile il fatto che già difficile per un uomo fuori dall’ambiente conservatore dell’università, veder pubblicati i propri lavori, sia stato deciso a livello familiare di far risultare solo il nome maschile.

Ma c’è chi giura di aver visto i manoscritti originali con la doppia firma.

Einstein è forse il genio più mitizzato dell’epoca moderna, ma in realtà si è comportato come tutto l’establishment che da giovane secondo la leggenda avrebbe tentato di combattere.

Ogni persona che usava criticare il suo lavoro veniva definito da lui in errore senza neanche controllare se l’argomentazione era supportata da prove matematiche oppure no.

Nel periodo che lavorava all’ufficio brevetti svizzero pubblicò tutti suoi importanti lavori:

forse era Mi leva che scriveva e dimostrava il tutto mentre Einstein lavorava per sei giorni alla settimana all’ufficio brevetti.

Uno dei suoi primi lavori pubblicati era sul comportamento termodinamico e cinetico dei gas, di cui Mileva era un’esperta avendo passato un semestre all’università di Heidelberg proprio su tali argomenti; Einstein no.

Basta dire che dopo il divorzio da Mileva Einstein ha prodotto poco o niente di nuovo:

solo un allargamento della teoria della relatività, da particolare a generale.

Non solo, ha ridicolizzato più volte altri scienziati che esprimevano idee originali:

com’è che questo grande innovatore non vedeva più in la del proprio naso?

Com’è che dopo aver dato contributi importanti alla fisica quantistica prendeva per il culo gli allora pochi scienziati che cercavano di capirne il funzionamento:

la famosa frase “Dio non gioca a dadi con l’Universo” non era altro che una presa di culo indirizzato a quello che sarebbe divenuto il principio d’indeterminazione di Heisenberg.

I motivi possono essere vari, il fervore e la creatività della gioventù ormai passato, oppure era Mileva la vera autrice di pensieri originali o ancora solo il loro essere insieme faceva scattare la scintilla necessaria a comprendere i segreti dell’universo.

Non lo possiamo sapere con certezza, ma conosciamo bene la mente dei timidi e degli introversi quali siamo noi:

quante ed innumerevoli volte i nostri meriti ci vengono scippati da qualcuno con la parlantina veloce.

Oppure quante volte vi rinunciamo di nostra volontà, offrendo il palcoscenico a qualcuno a cui vogliamo bene e/o riteniamo più adatto, che invece che ringraziarci ci odia profondamente per il solo fatto di averlo aiutato.

Mi basta sapere questo per credere che una parte, forse anche molto grande, del merito è di una donna di Alto Livello quale lo era Mileva Maric.

Una donna di tale bellezza mentale da superare le barriere dell’aspetto fisico(aveva una malformazione congenita all’anca n.d.a.) e quindi risultare attraente con la semplice ma potente forza del suo ingegno:

chi non vorrebbe accanto una donna così?

Certo un po’ di bellezza in più non guasta mai, ma la bellezza da sola non fa di una donna, una Donna di alto Livello!

Amo pensare che se la teoria della relatività fosse stata pubblicata nel XXI secolo la firma mancante poteva essere quella di Einstein…

Si dice che dietro un grande uomo c’è una grande donna, io riformulo e dico:

dietro un grande successo c’è sempre un Introverso; uomo o donna che sia.

Pagina wikipedia dedicata a lei:

Mileva Maric

Sergio

 

P.S.

Qualcuno potrebbe dirmi:

ma chi cazzus sei te per criticare un genio dell’umanità come Einstein?

Lungi da me lo sminuire anche lontanamente l’intelligenza dell’Alberto superfamoso:

ciò non cambia di una virgola il fatto che genio o no, grand’uomo o no, non ha riconosciuto alla sua prima moglie Mileva Maric il ruolo avuto:  ha mancato di riconoscere a lei il merito che gli spettava come coautrice delle varie teorie.

Quando il loro matrimonio andò in crisi, la lettera di condizioni data a Mileva Maric per rimanere sposati, mentre lui si scopava già da un bel pezzo sua cugina, è indice di come una persona può essere genio in un settore e piuttosto (anzi molto)cattivello in un altro; in fondo ormai era famoso, aveva soldi e gli venivano offerte cattedre per insegnare:

insegnare poco o niente, perché lui doveva pensare.

Ecco allora che l’aiuto di lei non gli serviva più, da quel momento poteva vivere di rendita grazie ai lavori già pubblicati(ed infatti così è stato).

Non di certo un comportamento coerente con la mitizzazione fatta su di lui:

buono, dolce, sempre nel giusto e per cause giuste, amabile, affabile, spiritoso ed ironico e tante altre belle qualità; probabilmente se non era ebreo un qualche papa lo avrebbe già fatto santo da un pezzo.

Anche la sua proverbiale insofferenza nel tenere le ‘Letture’ in pratica fare lezione, può essere vista come un’incapacità di conoscere a fondo la teoria che lui avrebbe sviluppato, magari perché proprio Mileva era l’autrice e quindi solo lei ne comprendeva la totale portata di essa.

Per fare un esempio sempre negli stessi anni, il marito di Marie Curie rifiutò di ricevere il premio Nobel per la Fisica, se non fosse stata inclusa anche sua moglie( lei vincerà poi un altro premio Nobel in chimica 8 anni dopo, nel 1911).

Vero è che l’intero premio in denaro del premio Nobel come da accordi sul divorzio andò tutto a Mileva Maric, del tipo “tu prendi il merito ed io i soldi), visto che da introversa quale lei era, sarebbe stata una tortura stare in pubblico sotto la luce dei riflettori, ma:

i soldi si spendono, passano e non lasciano traccia, la paternità delle scoperte scientifiche dona un’immortalità e una reverenza vera e perpetua.

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