La conversazione è noiosa, quindi mi isolo e non parlo

All’anima bella, come pure al genio, parrà talvolta di stare al mondo come un nobile prigioniero politico in una galera di volgari malfattori, perciò tutti e due come quest’ultimo, cercheranno di isolarsi.”
(Arthur Schopenhauer)

La conversazione particolarmente quella tra poche persone o addirittura solo due è come un balletto una coreografia, deve essere fatto di movimenti sincronizzati e movimento-pausa-movimento in base al copione ed a cosa fa l’altra/e persona/e.

Se nei balletti, nelle coreografie, qualsiasi spettacolo c’è la prima ballerina ed il suo partner primo ballerino che spiccano rispetto ai ballerini di fila, simili dinamiche vengono a crearsi anche nella conversazione.

Normalmente una persona parla per l’ottanta per cento del tempo, mentre l’altra deve accontentarsi del resto, un misero 20%.

Vi devo dire a chi tocca di solito il 20% di briciole?

Non ce ne è bisogno, lo sappiamo tutti, è sempre il timido, l’introverso, il meno portato socialmente che parla di meno, che prende la fetta più piccola:

ma non per scarsità di argomenti, linguaggio e capacità di espressione, semmai l’esatto contrario.

Il suo essere profondo, il non amare molto gli small talk gli rende difficile partecipare attivamente in conversazioni di cui non è che non capisce il senso, proprio non vede l’utilità:

fiato sprecato al vento, un parlarsi addosso ripetitivo e sovente noioso.

Per diminuire, per azzerare questo problema dobbiamo prendere in mano le redini della conversazione, non lasciare, come siamo abituati a fare praticamente da sempre, la scelta degli argomenti agli altri.

Iniziamo noi a proporre, a portare la conversazione su terreni in cui ci troviamo più a nostro agio e che ci stimolano di più intellettualmente:

certo avremo molte delusioni, non capiti, fraintesi, facce stranite, ma, c’è un grande ma…

Ripetendo più volte questa cosa inizieremo ad avere piacevoli, stupende sorprese:

scopriremo che non siamo così soli, così unici come ingiustamente pensavamo, esistono persone che non aspettavano che un nostro input per aumentare il livello, potremmo trovare che ci sono altri come noi che si comportavano esattamente come noi, cioè stando in silenzio, non esponendosi e quindi non li avevamo mai notati.

Infine attireremo a noi le donne migliori, diciamo quello che pensiamo e non abbiamo paura a farci sentire anche quando molti non ci capiscono:

poco importa, le donne giuste e le persone con un cervello funzionante saranno in grado di riconoscerci ed apprezzarci.

Proviamo a pensare agli argomenti della conversazione come piatti di cose da mangiare:

molte persone dovendone scegliere uno da proporci tenderanno ad usare(tra quelli che conoscono), il più popolare, quello che la maggior parte della gente mangia volentieri perché gli piace.

Quindi vedremo offrirci spaghetti al pomodoro, al ragù, pizza, bistecchina, patate fritte ecc. ecc.

Poi arriviamo noi e non vogliamo il solito piatto, vorremo che ci venisse offerto “quaglia in salmì con crema tartufata cotto a legna in un forno di ghisa originale del 500 progettato da Leonardo da Vinci”.

Molto improbabile che ci venga proposto, molto meglio interrompere il nostro silenzio e parlare per primi, chiedere se lo hanno, se lo possono fare, se gli interessa assaggiarlo.

Basta lamentarsi, se non ci piace la conversazione è colpa nostra, come possiamo pretendere che gli altri ci parlino delle cose che c’interessano se nemmeno noi abbiamo il coraggio, le palle di parlarne per primi:

troppo facile dare tutta la colpa agli altri, solo assumendoci le nostre responsabilità ed il peso di partire per primi scegliendo noi di cosa parlare e come, possiamo modificare in positivo le conversazioni che facciamo ogni giorno.

Sergio

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