3 Domande da farsi prima di conoscere una donna

Niente super il piacere di conoscere la donna che desideriamo veramente

Ah l’approccio, il rimorchio, il brivido sottile di non sapere se andrà ben, se andrà male, se la donna a cui stiamo per rivolgere la parola è una dolce fata dai modi delicati e la voce suadente, oppure una strega acida, cattiva e pure un po’ maligna con la voce stridula che ci rimbalza senza pietà.

Alcune italiane e non solo, nemmeno si sprecano a rivolgerti la parola, camminano come se tu non esistessi, come se tu da persona gentile, anzi da gentiluomini quale siamo, non avessimo educatamente chiesto di scambiare due parole con lei.

Sono spesso le stesse donne acide che si lamentano su come gli uomini sono tutti dei cafoni e maleducati, quando loro per prime sono esempio vivente di inciviltà, un credere di essere migliori e superiori al prossimo che è segno incontrovertibile del loro non esserlo affatto, anzi…

Torniamo però all’approccio, al rimorchio in ogni dove e in ogni tempo, sperando di non trovare sulla nostra strada tali antipatici tipi di donna sempre più diffusi.

Sperare non è la parola adatta, perché questo succeda il più raramente possibile o addirittura mai, ci sono delle domande, delle riflessioni interne, che dobbiamo farci:

non prenderanno che un fugace attimo, lo spazio di un secondo, ma possono cambiare la quantità e soprattutto la qualità dei nostri rimorchi, siano essi su strada, supermercato, libreria o dove ci capita di vedere donne da approcciare.

La prima domanda fondamentale di cui ho già parlato, ma la ripeto per gli smemorati è questa:

Mi piace davvero, sono attratto da lei?

Se ci fossero altre dieci donne in giro nello stesso momento approccerei lo stesso con ogni probabilità lei, oppure sicuramente sarebbe una seconda o anche terza scelta?

Mi piace così tanto che sento il mio corpo, la mia mente fremere dall’impazienza di conoscerla, oppure non ho niente di meglio sottomano e vorrei solo svuotarmi le palle con lil primo essere disponibile vaginadotata?

La domanda è unica, anche se l’ho riformulata in vari modi per vedere di illustrare meglio il concetto, per fare si che non ci siano dubbi su cosa significa “piacere davvero”.

Se le altre due domande come vedremo sono in qualche modo aggirabili, questa è la conditio sine qua non, inutile perdere tempo noi e farlo sprecare a lei se non soddisfa tale basilare condizione.

Quando il nostro approccio, il nostro rimorchio, il nostro cercare di conoscere una ragazza è solo un ripiego, una scelta dettata dalla mancanza di donne migliori, difficilmente o meglio quasi mai, dare mo il nostro meglio.

Inconsciamente sappiamo che è così, il nostro cervello, il nostro stesso linguaggio non verbale esprimerà tale concetto e le donne sempre attente e grandi osservatrici dei minimi dettagli, lo capiranno immediatamente, rendendo il tutto difficile se no impossibile.

Nessuna vuole essere un ripiego, una scelta perché non c’era nessun altra meglio!

Ogni donna vuole sentirsi unica, vuole essere desiderata per la sua specificità, perché ci piace lei e non ci accontenteremo di nessun altra; non è una questione solo di bellezza, la donna vuole sentirsi desiderata nel suo insieme, non solo perché ha un buco in mezzo alle gambe(più o meno largo…).

 

Una volta stabilito che siamo attratti veramente da lei o anche prima, dobbiamo capire che donna stiamo per conoscere:

La lettura a freddo, l’abilità di capire chi abbiamo di fronte prima ancora di scambiare una sola parola con eli è sempre importante nella seduzione ed in particolare nel rimorchio.

Quindi ci domanderemo:

Che tipo di ragazza sto per conoscere?

Timida, riservata, introversa come me, che guarda alla sostanza, oppure estroversa, una vamp a cui piace più apparire che essere?

Sarà una donna piacevole o come abbiamo detto all’inizio del post, un’acida senza vergogna che è meglio lasciar cuocere nel suo brodo, dato che conoscerla e non oso pensare averci una relazione insieme c’avvelenerebbe la vita; non importa se bellissima, avere a che fare con persone cattive non conviene mai da nessun punto di vista.

Meglio ancora se riusciamo a capire la classe sociale, che tipo di donna è sportiva, di livello, gruppettara, ogni informazione che riusciamo ad estrapolare in anticipo c’aiuterà nel successivo approccio, oppure ci eviterà di farlo quando riteniamo che non è una donna adatta a noi.

 

Per concludere la terza domanda:

Ci sono le condizioni favorevoli?

Sarà il momento giusto per conoscerla, a volte l’occasione semplicemente non c’è, inutile prendersela con il fato, tentare improbabili rimorchi in situazioni impossibili:

se il destino vuole che conosciamo proprio lei perché è la donna giusta per noi in quella fase della vita o in una successiva, non preoccupatevi:

la dea bendata farà in modo che ci sia un’altra occasione, più adatta e favorevole, ora vi voleva solo far notare la vostra futura donna, far crescere il desiderio in voi.

L’occasione giusta arriverà, magari quando meno ve l’aspettate.

Ma cosa dici Sergio, ogni lasciata è persa, non lo conosci il detto popolare?

I detti popolari lasciateli al popolo gretto ed ignorante, noi siamo un altro e più alto livello, le donne vogliamo le migliori, e così dobbiamo essere noi per avere le caratteristiche che tali donne bramano ardentemente.

Quindi sempre grazie alla lettura a freddo e delle condizioni che ci sono al momento valuteremo se è il caso oppure no di proporsi a lei, di approcciarla in tale preciso momento.

Ho visto uomini, o meglio esseri di sesso maschile(forse), cercare di rimorchiare una mentre lei correva per non perdere il bus.

Ma dico io, vi sembra una cosa intelligente, neanche  se siete il Brad Pitt del quartierino vi degnerà con più di uno sguardo pietoso del tipo:

ma guarda che cerebrolesi gravi ci sono in giro al giorno d’oggi, davvero la chiusura dei manicomi ha prodotto risultati disastrosi.

La miglior situazione operativa è quando lei cazzeggia in giro, si muove senza una meta ed un orario definiti, tradotto:

sta perdendo tempo, cammina con calma, guarda le vetrine, oppure si annoia, sta aspettando qualcosa ma ancora manca molto, come potrebbe essere alla stazione, al terminale o alla fermata dei bus o tram ecc.

In queste situazioni le nostre probabilità indipendentemente da tutto il resto aumentano, in fondo deve far passare del tempo, meglio farlo parlando amabilmente con uno sconosciuto, figo, interessante ed intelligente di livello pari al suo che da sola guardando e riguardando 1000 volte nel telefonino.

 

Farsi queste tre semplici domande non ci da la certezza di un rimorchio ben riuscito con esito favorevole, m,a aumenta di molto le nostre possibilità, soprattutto limita la minimo lòe scuse, se non va bene abbiamo probabilmente sbagliato qualcosa:

la nostra lettura di lei era sbagliata, abbiamo mentito a noi stessi su qualche punto, il nostro modo di rimorchiarla faceva cagare.

Essendo minori le variabile che possono far andare male l’approccio diventa molto più facile individuare dove siamo carenti e quindi intervenire per migliorare, per alzare i livelli dei nostri rimorchi.

 

Sergio

sergio@fireofman.com

www.fireofman.com

 

 

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